Dolci Natalizi Campani

Dolci campani nel web
Dolci Natalizi Campani

Il Natale è vicino, in ogni casa napoletana che si rispetti una guantiera di dolci natalizi non manca almeno fino al Capodanno. Se molti vengono ormai acquistati, alcuni (come gli struffoli) si fanno spesso ancora in casa, seguendo rituali collaudati, innescando diatribe familiari su quale sia il procedimento migliore, e su chi tra nonne, zie, suocere e nuore riesca meglio nell’impresa. Ovviamente i propri sono sempre i migliori…

Da sempre, dal primo Natale della propria fanciullezza che si ricordi, questi dolci rinnovano nei napoletani il sapore dell’eterno ritorno, di quelle piccole certezze gastronomiche che restano immutate nel tempo. E in casa devono assolutamente esserci, bisogna assaggiarli…almeno per devozione.

Proprio per questo vederli da sempre sulla tavola, molti partenopei non hanno mai avuto la curiosità di conoscere l’origine di questi dolci, spesso confondendone anche i nomi. Quest’anno però la curiosità è venuta a me, e dopo alcune ricerche…eccovi una presentazione dei principali dolci di Natale tipici di Napoli…favorite!

                                   Cliccate sui titoli vi porteranno alle ricette

Roccocò

Il più duro dei dolci napoletani, a base di mandorle, farina, zucchero, canditi e spezie varie. Per chi non ha buoni denti conviene spugnarlo con vino o spumante, o mettersi lì con santa pazienza a spuzzuliarlo, cercando di non rimetterci un dente. Un dolce che richiede un certo impegno nella degustazione… piuttosto meditativa.
La preparazione più antica dei roccocò pare risalga al 1320, per mano delle monache del Real Convento della Maddalena, a Napoli. Il nome roccocò sembra sia un’alterazione della parola francese rocaille (conchiglia, guscio), per via della forma simile a una conchiglia arrotondata… una spiegazione che non mi convince fino in fondo, l’indagine dunque continua.

Strùffoli

A Napoli sono il dolce natalizio domestico per eccellenza. Si tratta di piccole palline a base di farina, uova e burro, fritte e poi ricoperte di miele, canditi e diavulilli(confettini colorati). Durante la preparazione del vero struffolo bisogna fare in modo che ogni pallina sia molto piccola: in questo modo aumenta la superficie che entra in contatto con il miele…e la dolcezza lievita.

Ogni casa napoletana custodisce il proprio segreto dello struffolo: ricette tramandate da generazioni, ancor meglio se ereditate da una zia monaca, perché pare che un tempo gli struffoli venissero preparati nei conventi e portati in dono a Natale alle famiglie nobili che si erano distinte per atti di carità. Probabilmente sono stati portati a Napoli dai Greci, ai tempi dei primi insediamenti partenopei: il nome deriva per assonanza da strongulos (arrotondato) pristòs (tagliato), ovvero (palline) rotonde tagliate.

Mustacciuoli

            Italianizzati come “mustaccioli”, sono i dolci natalizi preferiti dai bambini, ricoperti di glassa di cioccolato e fatti di pasta morbida dal sapore di miele e frutta candita. Esiste anche la variante ripiena con marmellata di mele cotogne. Figli più di altri della cultura contadina – perché semplici e nutrienti – i mustacciuoli si mantengono saporiti per molti giorni, per questo in epoche passate erano considerati i biscotti da viaggio per eccellenza.

Il nome dei mustacciuoli è legato all’uso nelle antiche ricette contadine del mosto (dal latino mostacea), con il quale venivano preparati per essere più dolci. Già nel De Agricoltura di Catone si parla dei “mustacei”, dolci a base di farina, mosto, anice, cumino, grasso, alloro. E Bartolomeo Scappi, cuoco personale del Papa Pio V, nel suo ‘pranzo alli XVIII di ottobre’ riporta la ricetta dei mustacciuoli napoletani.

Susamielli

Dalla caratteristica forma a S, si preparano con farina, zucchero, mandorle e miele, aromatizzati con cannella, pepe e noce moscata. L’origine dei susamielli potrebbe risalire alle focacce rituali confezionate nell’antichità in onore di Demetra e Core, le grandi divinità dei Misteri Eleusini. Erano dolci di sesamo e miele(sesamon e mel) portati in omaggio al grande santuario.

Altra ipotesi vuole invece che il nome sia dovuto alla forma tipica di questi dolcetti: la S dell’antico Monastero della Sapienza dove venivano confezionati dalle monache. Infatti a Napoli i susamielli vengono chiamati anche sapienze.
Curiosità: in un documento ufficiale del Regno di Napoli del 1509 è riportata la proibizione di fare taralli e susamielli: a causa della carestia, la farina doveva essere utilizzata solo per fare il pane.

Pasta reale

Paste di mandorla di varie forme e dai delicati colori pastello (rosa, verde e giallino), trovano origine nei conventi napoletani, preparati con mucchietti di paste di mandorle sistemati su un’ostia tagliata e usata come base.

L’origine del nome “pasta reale” pare risalga all’epoca di Re Ferdinando IV. Si racconta che un giorno il Re si recò in visita al convento delle suore di San Gregorio Armeno (nel centro storico di Napoli). Dopo aver visitato la cappella e il convento fu accompagnato nel refettorio, dove su un grande tavolo era preparato un buffet in cui facevano bella mostra aragoste, pesci arrostiti, polli e fagiani oltre a della splendida frutta. Il Re Ferdinando aveva già pranzato, ma le suore insistettero per fargli assaggiare qualcosa…che sorpresa quando si accorse che tutto era stato realizzato con pasta di mandorla certosinamente dipinta a mano!

Raffiuoli

Italianizzati come “raffiòli”, anche questi sono tra i dolci natalizi più popolari a Napoli, a base di farina, zucchero, uova e confettura di albicocche, ricoperti di glassa bianca. Oltre al raffiuolo semplice esiste la variante del raffiuolo a cassata, più morbido e gustoso: contiene infatti ricotta, cedro candito e gocce di cioccolato fondente.

Il termine raffiuolo è quasi certamente di origine spagnola, deriverebbe infatti da grafioles, ovvero “biscotti a forma di S” (…ma non erano i susamielli? l’intrico si infittisce…)

Divinamore (o divino amore)
Questo dolce venne preparato per la prima volta dalle monache del convento del Divino Amore a Spaccanapoli, in onore della madre di Carlo II d’Angiò. A base di mandorle, zucchero, uova, canditi misti e confettura di albicocche, esternamente sembrano assomigliare ai raffiuoli, ma non c’è da confondersi: i divino amore sono rigorosamente…rosa!

Carrellata terminata, e ora…dove assaggiare tutte queste leccornie? Ormai in pasticceria si trovano tutto l’anno, e se girovagando tra i vicoli del centro storico di Napoli vi venisse un certo vulìo gastronomico…entrate da Scaturchio, tra le più antiche pasticcerie di Napoli in Piazza San Domenico Maggiore…e buona degutazione!

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